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Cybersecurity nell’era dell’AI: perché il vero vantaggio non è reagire, ma "vedere prima".

28 Settembre 2026

L’Intelligenza Artificiale non sta soltanto introducendo nuove minacce, ma sta ridefinendo radicalmente la velocità e la natura della difesa digitale. In un panorama in cui attacchi e contromisure si muovono ormai a "velocità macchina", la semplice reattività non è più sufficiente. È questo il profondo cambio di paradigma raccontato da Massimiliano De Carolis, CEO di Sirti Digital Solutions S.p.A., in una recente intervista rilasciata ad ANSA. Quando le minacce vengono generate ed eseguite da algoritmi avanzati, i tempi della gestione tradizionale degli incidenti diventano obsoleti. Per proteggere le infrastrutture critiche e i dati aziendali, occorre costruire sistemi capaci di vedere, comprendere e agire, integrando dati, tecnologie e contesto.

L'evoluzione dell'economia degli attacchi cibernetici sta infatti mettendo a dura prova i modelli di difesa convenzionali, imponendo di superare le logiche del passato. Tra le sfide più urgenti vi è la necessità di lasciarsi alle spalle la frammentazione degli strumenti di sicurezza. Per anni le organizzazioni hanno sovrapposto soluzioni verticali isolate, ma oggi è indispensabile unificare le tecnologie per ottenere una visibilità globale. A questo si aggiunge l'arrivo degli agenti AI, strumenti potenti che richiedono un monitoraggio costante per evitare che si trasformino in nuovi vettori di vulnerabilità. Di conseguenza, il modello Zero Trust deve evolversi: non basta più verificare solo gli accessi degli utenti umani, ma occorre estendere questo approccio anche alle identità macchina, monitorando costantemente dispositivi, API e processi automatizzati. In questo scenario, assume un ruolo centrale la cyber resilience, intesa come la capacità di un'organizzazione non solo di respingere un attacco, ma di resistere, limitare i danni e garantire la continuità operativa.

Questa profonda trasformazione porta inevitabilmente a ripensare anche le metriche con cui valutiamo l'efficacia della sicurezza aziendale. Se fino a ieri i parametri fondamentali erano il Time to Detect, ovvero il tempo per individuare la minaccia, e il Time to Respond, oggi la velocità macchina impone l'adozione di nuovi indicatori. Diventano così cruciali il Time to Understand, che misura la capacità di correlare istantaneamente i dati per comprendere la reale natura dell'attacco, e il Time to Safe Action, ovvero la rapidità con cui si riesce a eseguire un'azione correttiva efficace e priva di rischi per il business. Rilevare un'anomalia in pochi millisecondi, infatti, serve a ben poco se poi occorrono ore per capirne il contesto e autorizzare una risposta sicura.

Nonostante ci si muova verso un ecosistema fortemente automatizzato, l'Intelligenza Artificiale va intesa come uno straordinario moltiplicatore di forze e non come una soluzione autonoma. L'integrazione tecnologica deve mantenere al centro una solida governance, dove la responsabilità e il controllo restano saldamente ancorati al fattore umano. La tecnologia analizza e accelera, ma è la supervisione dell'uomo a garantire decisioni strategiche corrette.

Perché quando sia chi attacca sia chi difende opera alla velocità delle macchine, la vera competizione non si gioca più sulla mera capacità di reazione. Il vero vantaggio competitivo, e la forma più alta di tutela per le imprese del futuro, non sarà reagire più velocemente, ma vedere prima.

Guarda l'intervista completa a Massimiliano De Carolis: https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/task_force_italia/2026/09/28/cybersecurity-de-carolis-con-lai-il-vero-vantaggio-sara-vedere-prima_b795b894-c4cc-4141-8978-7323b3fb4185.html

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